Rose calpestava: Un’analisi di sei poesie di Sibilla Aleramo

Olivia Mazza, Kennesaw State University

Sibilla Aleramo è lo pseudonimo di Rina Faccio, un’autrice italiana, nata a Alessandra, in Italia, il 14 agosto 1876 e morta il 13 gennaio 1960 a Roma. Lei era una femminista meglio conosciuta per le sue raffigurazioni autobiografiche della vita come una donna nel tardo XIX secolo in Italia. Aleramo dice che si sente come se lei avesse vissuto tre vite. "La sua 'vita prima,' come madre e moglie, è delineata nel suo romanzo Una Donna. Una citazione da Una Donna spiega: “Ubbidisci al comando della tua coscienza, rispetta sopra tutto la tua dignità, madre: sii forte, resisti lontana, nella vita, lavorando, lottando. Consèrvati da lontano a noi; sapremo valutare il tuo strazio d'oggi: risparmiaci lo spettacolo della tua lenta disfatta qui, di questa agonia che senti inevitabile.”     Lei scrive dell’anima di una donna sofferente. Durante la sua 'seconda vita' lei fu volontaria in un rifugio per i poveri a Roma gestito dall'Unione Femminile ed era attiva in organizzazioni femministe. La sua ‘terza’ vita consisteva di 30 anni, che ha trascorso in esperienze di scritture nel suo lavoro.

Dalla giovane età, ha sofferto grandi dolori e perdite. Sua madre, malata mentale, aveva demenza e suo padre non c’era. Ha sviluppato forti legami femministi, scrivendo le ideologie forti delle donne. Il suo lavoro è semplice, in quanto ha ricevuto solo un'istruzione elementare. Lo ha fatto in molte collaborazioni con altri autori, libri completi, recensioni e critiche letterarie, anche commentando la vita quotidiana della donna. Soffriva di depressione, a volte, a causa della sua infelice situazione familiare, pertanto la scrittura è influenzata da queste oscillazioni depressive. Nel 1899, Aleramo ebbe l'opportunità di lavorare a Milano, così lei andò lì, lasciando il marito e il bambino. Ha avuto una nuova prospettiva del mondo a Milano, ma il marito le ha richiesto di tornare a casa nel 1901. Quando lei non torna, questo segna l'inizio della sua seconda vita, lontano da suo marito e il figlio ancora una volta. Distrutta dalla separazione da suo figlio, lei va a Roma nel 1902.

Intorno al 1906, mentre lavora con altri autori intellettuali, lei diventa culturalmente e spiritualmente ispirata, scrivendo il suo primo grande lavoro, Una Donna. Dopo questo lei cambia il suo nome in Sibilla Aleramo; un nuovo nome per una nuova vita. Una Donna è uno dei primi libri femministi pubblicati in Italia. Questo libro era autobiografico di una vita complicata e maltrattata.

Adesso, mi concentreró sull’esame di alcuni dei suoi lavori poetici. Esamineró il significato dietro le sue parole accuratamente selezionate.

ROSE CALPESTAVA

Rose calpestava nel suo delirio
e il corpo bianco che amava.
Ad ogni lividura più mi prostravo,
oh singhiozzo invano di creatura.
Rose calpestava, 
s'abbatteva il pugno
e folle lo sputo
sulla fronte che adorava.
Feroce il suo male 
più di tutto il mio martirio.
Ma, or che son fuggita,
ch'io muoia,
muoia del suo male.

In questa poesia, Aleramo parla di una rosa, che puó simboleggiare una donna che è abusata da un uomo. Questa rosa può significare molte cose, ma è solitamente femminile e salda. Le parole chiave sono “lividura”, “invano di creatura”, “calpestava”, e ch’io muoia”. Il tempo passato dei verbi è usato, che descrive un tempo che era molto sgradevole all’autrice. Lei si sente come se fosse morta, forse la sua anima è andata a causa della sua tristezza e il dolore da abuso da parte del coniuge, come lei usa le parole “livida”, “sputo”, e “pugno”, significato abusi domestici. Questa poesia è corta, ma ha forte lingua che rafforza l’idea di un matrimonio infelice.

SONO TANTO BRAVA

Son tanto brava lungo il giorno.
Comprendo, accetto, non piango.
Quasi imparo ad aver orgoglio 
quasi fossi un uomo.
Ma, al primo brivido di viola in cielo
ogni diurno sostegno dispare.
Tu mi sospiri lontano:
Sera, sera dolce e mia!
Sembrami d'aver fra le dita la
stanchezza di tutta la terra.
Non son più che sguardo, 
sguardo sperduto, e vene.

Questa poesia è circa le emozioni represse di una donna in un mondo di uomini. Sembra che la sua felicitá sia solo una facciata. Quando arriva la sera e lei vede il cielo, lei diventa stanca e si sente senza orgolio. Durante il giorno, il personaggio descritto agisce piacevolmente e non piange, suggerendo che anela a piangere. Che cosa è sentito veramente è mascherato in questa poesia ed emozioni profonde sono sentite dalla scrittrice. Si sente come “non son più che sperduto sguardo” e uno stato d’animo deprimente riprende alla fine. L’ultima parola, “vene” è interessante e non collegata a qualsiasi altra cosa nel resto del poema. Questa parola potrebbe significare il flusso in una connessione tra i sentimenti spirituali e il corpo fisico. Parole chiave utilizzate qui sono “dispare”, stanchezza”, e “sguardo”. C’è una frase in cui qualcuno sussurra come’è dolce la sera. Durante la sera, i cambiamenti di umore sono profondi. Forse c’è una speranza che attende la sera o un cambiamento in quanto la donna non ha più bisogno di fingere. La sensazione principale che ho capito da questa poesia è che qualcuno si sente perso. Il peso e la stanchezza del mondo è quello che si sente. Ci sono un sacco di emozioni forti in questa poesia.

TANTI ANNI E TANTI

E’ Agosto, è meriggio, alti prati intorno,
io compio tanti anni e tanti, e da lungi
ecco tu mi scrivi con la cara mano, scrivi
che troppo io son giovine e zingara e inquieta,
tu mio bene segreto, tu che mio non sei,
tu alto sovra quanto mai, alto amore,
e da lungi il tuo sorriso di carità dolce
vita e morte ugualmente m’illumina,
colme e preziose di pianto e gloria.

In primo luogo, capisco che è agosto, un tempo quando le emozioni cambiano per i prossimi mesi lunghi e freddi. Qui parla di vita, morte, ed emozione. La piú forte emozione che sento qui è la stanchezza a causa di come ha lavorato per molti anni, anche perché lei dice “inquieta.” Il titolo stesso suggerisce che molti anni sono passati e che è stato un anno lungo, poichè ora é agosto, i giorni stanno passando lentamente. Ella sfugge a un segreto e scrive come se stesse parlando con qualcuno, un amante. Qualcuno ha scritto a lei, dicendo che lei è troppo giovane e lei è come una zingara. Perché? Questa persona puó sapere che lei ama viaggiare e non soggiornare in un unico luogo per molto tempo. Sembra che il suo spirito sia ormai stanco e inquieto. Il tema di “vita e morte” è accennato qui, possibilmente perché molti anni sono passati, portandola piú vicino alla sua morte. Verso la fine si è riempiti, pieni di gioia o di tristezza o di gloria perchè vita e morte ugualmente la illuminano. Questa poesia ha una certa profonditá in essa a causa del finale. Solitamente i mezzi di parola “colme” riempita fino all’orlo, che è una cosa postiva, per essere riempito fino all’orlo con la felicitá. La parola “gloria” suona come sa potrebbe riferirsi per un senso religioso di culto o magnificenza. Penso che questo sia vero perché lei scrive di una morte per lei illuminante, portando lode a lei o qualcun altro. Ancora una volta, penso che questa poesia tratti di uno dei suoi amori nella vita e come lui o lei è vicino alla morte. Lei si sente grande emozione su questa persona, come egli scrive a lei.

GUARDO GLI MIEI OCCHI

Guardo i miei occhi cavi d’ombra

e i solchi sottili sulle mie tempie,

guardo, e sei tu, mio povero stanco volto,

così a lungo battuto dal tempo?

Mi grava l’ombra d’un occulto sogno.

Ah, che un ultimo fiore in me s’esprima!

Come un’opaca pietra

non voglio morire fasciata di tenebra,

ma d’un tratto, dalla radice fonda,

alzare un canto alla ultima mia sera.

Questa poesia è difficile da decifrare perchè si parla di niente in particolare. Lei dice, “non voglio morire fasciata di tenebra”, intendendo che si sente intrappolata in qualche tipo di oscuritá nella sua vita, possibilmente dall’uomo nella sua vita. La poesia di sembra molto “finale” perchè dice “ultima mia sera”, come se l’autrice fosse nei suoi ultimi giorni. Lei descrive le linee sul suo viso, causate da una vita difficile. Lei scrive come se fosse in una depressione o repressa della felicita. Lei poteva sentire che sta va morendo dalla tristezza, come l’ultimo fiore in primavera, o come una pietra opaca, che è state appassita da usura negativa e la fatica del tempo. Le parole chiave sono “Guardo, e sei tu,” “occulto sogno,” e “non voglio morire fasciata di tenebra”. Quando lei scrive, “ma d’un tratto, dalla radice fonda” è come se lei stesse scrivendo dalla tomba, perchè poi confronta se stessa ad un fiore nella scorsa primavera. I fiori sono sempre sepolti nel terreno. Alza la mano alla sua ultima sera, possibilmente per combattere indietro al suo ultimo abuso da suo marito, come lei lo descrive come un sogno occulto. Occulto significa soprannaturale, mistico, magico. Forse quest’uomo di cui scrive una volta era un sogno meraviglioso a lei, ma ora e’ il contrario. Egli è solo un’ombra, un’ombra del passato e di quale grande amore usato per essere tra di loro. Dopo qualche tempo, si sente come sepolta dall’amore e il suo viso è usurato, è stanca. Penso che questa poesia sia molto breve ma significativa per sentimenti di Aleramo verso la sua vita, sensazione come se fosse sepolta nel buio verso la fine della sua vita. Dino Campana, è stato un poeta e ad un certo punto amante di Aleramo. Questa poesia, in particolare, può essere a Campana stesso. La poesia di Campana incantava. I due ebbero un intenso amore, che era evidente nella loro corrispondenza, circa nel 1916. Tuttavia poco dopo, Campana è stato ammesso ad un ospedale psichiatrico dove rimase fino alla suo morte nel 1932.

CHIUDO IL TUO LIBRO

Chiudo il tuo libro,

snodo le mie trecce,

o cuor selvaggio,

musico cuore…

con la tua vita intera

sei nei miei canti

come un addio a me.

Smarrivamo gli occhi negli stessi cieli,

meravigliati e violenti con stesso ritmo andavamo,

liberi singhiozzando, senza mai vederci,

né mai saperci, con notturni occhi.

Or nei tuoi canti

la tua vita intera

è come un addio a me.

Cuor selvaggio,

musico cuore,

chiudo il tuo libro,

le mie trecce snodo.

C’ è qualche mistero di questo poesia che mi sento perché sta succedendo un sacco e non tutto ha un senso. Parole come “cuor selvaggio” e “musico cuore” mi favano pensare di creativitá e di avere uno spirito di luce. Sibilla parla spesso di morte, di vita e di cielo nella sua poesia. Questa poesia non e’ diversa. C’è un desiderio tra lei e qualcuno da l’ha lasciata come dice addio. Lei scrive di addio e di una chiusura di un libro o la chiusura di un capitolo della vita. Mi sento di crepacuore in queste righe. Lei deve avere scritto canzoni d’amore per qualcuno, e ora se ne sono andati. Forse ci vorrá una vita per superare questa Perdita, come lei dice “la tua vita intera è come un addio a me.” Penso che questa sia una poesia di addio ad un amante. Lei ha un tema comune alla sua poesia, la maggior parte dei quali sono circa gli amanti. Lei ha gli occhi guardando verso il cielo, forse perche’ lei è piena di speranza per la vita dopo questa. Il suo amante puó essere in cielo, cosí scrive poesie e canzoni in memoria di lui.

LE MIE MANI

Le mie mani
ricordando che tu le trovasti belle,
io accorata le bacio,
mani, tu dicesti,
a scrivere condannate crudelmente,
mani fatte per più dolci opere,
per carezze lunghe,
dicesti, e fra le tue le tenevi
leggere tremanti,
ora ricordando te
lontano
che le mani soltanto mi baciasti,
io la mia bocca piano accarezzo.

Questa poesia guarda indietro a un amore passato, ancora una volta. Penso che stia pensando a volte fisicamente dolce con qualcuno di speciale. Le sue mani e baciare è accennato parecchie volte al passato. Le sue mani erano “fatte per piu dolci opera” come scrive canzioni e poesie. Sento che ha avuto una grande connessione emozionale e fisica con questa persona di cui scrive. Le sue mani gli ricordavano qualcosa di bello. C’è un’innocenza in questa scrittura, come lei dice che “io accorata le bacio.” E’ possibile che si sente che le sue mani sono state condannate a scrivere a causa dei suoi molti amori e la sensazione che si sentiva verso ciascuno di essi. Lei non riusciva a tenere i suoi sentimenti piú contenuti. Lei è contenta e felice, scrivendo in un umore riflettente, ricordando “carezze” e “baci,” in un umore romantico e rilassante. Si tratta di una delle sue sole poesie che non parla della vita e della morte. C’è una certa speranza qui e una gratitudine per quello che è stato. Questa è uno dei suoi pezzi piu semplici, ma scritta come grande emozione, come tutte le sue poesie.

La poesia di Sibilla Aleramo è profonda e significativa, con molti strati e ombre in ogni pezzo di scrittura. Lei è considerata uni dei piú grandi poeti del Novecento e dopo ever letto il suo lavoro, posso capire perché questo é vero. Una grande mente e una grande donna si uniscono per creare opere d’arte magistrali.

 

Bibliography

Bassanese, Fiora A. "Sibilla Aleramo (14 August 1876-13 January 1960)." Twentieth-Century Italian Poets: First Series, edited by Giovanna Wedel De Stasio, et al., vol. 114, Gale, 1992, pp. 3-12. Dictionary of Literary Biography Vol. 114. Dictionary of Literary Biography Main Series, Accessed 2 March 2017.

Gallucci, Carole C. "The Body and the Letter: Sibilla Aleramo in the Interwar Years." Twentieth-Century Literary Criticism, edited by Lawrence J. Trudeau, vol. 312, Gale, 2015. Literature Resource Center, Accessed 14 February 2017. Originally published in Forum Italicum, vol. 33, no. 2, 1999, pp. 363-391.

Gieri, Manuela. "Sibilla Aleramo (14 August 1876-13 January 1960)." Italian Prose Writers, 1900-1945, edited by Luca Somigli and Rocco Capozzi, vol. 264, Gale, 2002, pp. 3-13. Dictionary of Literary Biography Vol. 264. Dictionary of Literary Biography Main Series, Accessed 23 March 2017.

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